cantastorie siciliani

I cantastorie siciliani: storia e curiosità

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Pensare ai cantastorie, in Sicilia, è come tornare indietro nei secoli, ai tempi
dei Rapsodi Greci. Già nel Medioevo, infatti, affascinanti storie di lutti venivano cantate dai giullari. Nel XV secolo nacquero i primi cantastorie, i quali presero le distanze da chi raccontava la cronaca (giornalisti) e cominciarono a dedicarsi alle poesie più popolari, andando in giro con chitarra e liuti per diffondere una letteratura che, presto, sarebbe diventata simbolo di un’antichità che andava diffusa e tutelata. Le cantate venivano illustrate con dei fogli che raffiguravano la storia. Le narrazioni lette in questi fogli volanti circolavano tra i contadini che nel periodo della mietitura ringraziavano Dio cantando questi canti e consolidando così la tradizione dei cantastorie nella bibliografia popolare siciliana.

Sono note due scuole di cantastorie siciliani:

  • Sicilia orientale
  • Sicilia occidentale

I cantastorie della Sicilia orientale

In relazione ai cantastorie della Sicilia orientale le fonti sono carenti fino agli anni ‘80 del ‘900; sappiamo che gli interpreti di questa scuola erano chiamati con il proprio nome preceduto dall’appellativo di Don, affibbiato loro in segno di rispetto; questi si spostavano solo in ambienti ristretti come paesi o persino singoli quartieri, limitando fortemente il loro raggio d’azione e, dunque, anche la loro notorietà. In Sicilia orientale, le scuole più note sono state quelle di Paternò, Catania e Giarre/Riposto.

I cantastorie di cronache e catastrofi

Altri cantastorie che raccontavano fatti di cronaca (come La storia del bandito Giuliano) o di catastrofi, erano, viceversa, molto più conosciuti e le loro storie si diffondevano rapidamente in tutta la Sicilia.

Le poesie di catastrofi venivano spesso scritte da poeti popolari analfabeti, che facevano leva sulla loro straordinaria fantasia; spettava poi ai cantastorie raccoglierle e raccontarle alle feste popolari o alle fiere paesane.

I valori e le visioni dei cantastorie siciliani

Chi ascolta i cantastorie condivide modelli di vita come la giustizia, l’amore materno o fra due innamorati, la fede cristiana e l’onestà. Chiaramente ogni storia cambia a seconda di chi la racconta, poiché ogni cantastorie si concede un margine di personalizzazione e utilizza un proprio, personale stile espositivo.

La storia del bandito Giuliano, ad esempio, viene narrata con simpatia nei confronti del bandito e con astio nei confronti della polizia, facendo richiamo all’amore per la famiglia che animava il celeberrimo criminale e raffigurandolo come un liberatore, un Robin Hood che prende ai ricchi per dare ai poveri costretti a vivere di fame e di stenti.

I grandi cantastorie

I più grandi cantastorie moderni furono:

Paolo Garofalo (San Cataldo – Paternò)

Orazio Strano (Riposto)

Cicciu Busacca (Paternò)

Vito Sant’Angelo (Paternò)

Rosa Balistreri (Agrigento)


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