Il Nero d’Avola: storia, caratteristiche e viticoltura

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Finalmente inauguro la mia sezione dedicata ai vini siciliani. Per un siculo in generale, e per me nello specifico, quello con i vini della propria terra è un legame che prescinde persino il mero sapore, la semplice degustazione, l’immediato apprezzamento sensoriale. Nel vino siciliano io rivedo me stessa da piccola, riscrivo la storia dei miei avi, riassaporo le sensazioni dell’infanzia. Custodisco gelosamente i ricordi della vendemmia nella tenuta dei miei nonni e, in ogni bicchiere di vino, se chiudo gli occhi e apro le papille, mi scorre davanti il filmino della bambina che sono stata. Sento il rumore del filo che si avvolge e lascia andare le immagini nella mente, scorre, insieme all’odore vivo del vino, quel rumore che echeggia solo nella mia testa e mi conduce, mano nella mano, a casa mia. Così, anche ora che casa mia dista centinaia e centinaia di chilometri, è rincuorante sapere che un frammento della mia Sicilia è sempre con me e che mi basta stappare una bottiglia perché Lei torni a farmi compagnia.

Il vino, la Sicilia, i Greci

Intorno al 750 a.C. i Greci giunsero in Siciliae, con loro, portarono semi d’uva e nuove tecniche di coltivazione della vite, ai tempi sconosciuti nella zona. I vigneti in Sicilia ebbero una rapida espansione e i vitigni introdotti trovarono subito condizioni decisamente favorevoli per il loro sviluppo. Cominciò in quel momento il secolare rapporto d’amore tra la terra sicula e il vino.

I vitigni di Sicilia

Oggi in Sicilia esiste circa una ventina di vitigni autoctoni che possiamo suddividere in regionali o locali.

Vitigni autoctoni di interesse regionale

Catarratto, Frappato, Grecanico, Grillo, Inzolia o Ansonica, Nerello mascalese, Nero d’Avola,.

Vitigni autoctoni di interesse locale

Albanello, Alicante o Grénache, Carricante, Corinto, Damaschino, Malvasia di Lipari, Minnella bianca, Moscato bianco, Moscato d’Alessandria o Zibibbo, Nerello cappuccio, Nocera, Perricone. Uno dei vitigni che più rappresentano ed esportano l’identità vinicola siciliana è certamente il Nero d’Avola. Il Nero d’Avola è un vitigno vigoroso e generalmente molto produttivo: ecco perché è molto importante controllare le rese per ettaro per produrre vini di qualità.

Il Nero d’Avola

È il Re dei vitigni a bacca rossa della Sicilia. Contraddistinto da eleganza e carattere, esso è un rosso massiccio, ma vellutato, dotato di profondità. Frutto caldo, ma non esplosivo, il Nero d’Avola si caratterizza per splendidi profumi di macchia mediterranea e la sua fragranza si fonde in sfumature di mirtillo rosso con toni densi di bacche selvatiche. Può essere consumato sia giovane sia invecchiato.

Il suo territorio di origine è nella provincia di Siracusa, su terreni bianchi e rocce sedimentarie, ma si è ben sviluppato in tutta la Sicilia, nei terreni calcarei e argillosi dell’agro trapanese, tra i 130 ai 300 mt s.l.m. Nel vino si percepiscono quindi i sapori della Sicilia più torrida, il sole che batte implacabile con la brezza del mare: non è un vino arido, ma non aspettatevi un sapore all’insegna della morbidezza. Ciò, insieme all’esistenza di numerosi cloni e biotipi che si sono evoluti durante i secoli in diverse parti della Sicilia, conferma la complessità del terroir siciliano, lo splendore della nostra viticoltura tradizionale e le antiche origini del Nero d’Avola.

Fino a pochi anni fa veniva chiamato “calabrese”, non perché provenisse dalla Calabria, ma perché nel dialetto siculo, “Calaravrisi“, significa uva (cala) di Avola, che si può anche intendere come “venuta da Avola”.

Le produzioni di Nero d’Avola in Sicilia: i biotipi

Avola è una cittadina in provincia di Siracusa dove il suddetto vino è simbolo del territorio. Con gli anni, la sua coltivazione si è sviluppata anche nelle zone limitrofe e oggi esso trova ampio spazio nelle vitivulture ragusane, dove, in blend con il Frappato, il Nero d’Avola viene impoegato per la produzione del Cerasuolo di Vittoria DOCG.

I tre principali biotipi ad oggi conosciuti appartengono tradizionalmente a diverse parti della Sicilia: il biotipo A si trova in prevalenza nelle zone interne delle province di Agrigento e Caltanissetta, il biotipo B è coltivato soprattutto nella Sicilia occidentale, mentre il biotipo C è più diffuso nel sud-est. Ciascun biotipo dà vini diversi, il cui carattere è in grado di definire la personalità di differenti terroir.

  • Il Biotipo A è il più strutturato: sviluppa alti livelli di alcol, generalmente acidità elevate e un palato ampio e fruttato con sentori di ciliegia e bacche rosse.
  • Il Biotipo B offre un profilo aromatico più fresco: è caratterizzato da moderati livelli zuccherini risultanti in un corpo più snello e in sensazioni tanniche più miti, che definiscono vini non invadenti e molto facili da bere.
  • Il Biotipo C è il più speziato e astringente: dall’intenso palato caratterizzato da frutti a bacca rossa, è probabilmente il più adatto a lunghi affinamenti in legno.

Le coltivazioni

La vite è molto sensibile sia all’estrema umidità che alla siccità, quindi un approvvigionamento idrico limitato, ma garantito durante le estati più secche è cruciale non solo per ottenere una produzione equilibrata, ma anche per proteggere il vigneto da uno stress eccessivo che può portare a gravi sofferenze e, in casi estremi, alla morte delle viti per colpo apoplettico.

I grappoli, di dimensioni medie e spesso non molto compatti, presentano acini ovoidali con una buccia blu-nera: maturano tra la fine di agosto e la prima metà di settembre, a seconda dell’altitudine dei vigneti e delle variazioni climatiche locali.
Nero d’Avola: come consumarlo, abbinamenti e degustazioni.

Il modo migliore per consumare il Nero d’Avola è in bicchieri di ampie dimensioni, poiché in tal modo viene favorita una maggiore ossigenazione della bevanda. La decantazione è sempre consigliata e, per le annate più vecchie, può richiedere anche alcune ore, al fine di permettere all’aroma di svilupparsi in tutta la sua intensità strutturale. Si consiglia di servirlo a una temperatura compresa tra i 15 e i 18 gradi.

Per secoli, il Nero d’Avola è stato usato come vino da taglio, ma oggi, per fortuna, viene vinificato in purezza per esaltare le sue proprietà.
Se giovane, fruttato e d’annata, le sue spiccate doti di leggerezza e aromaticità lo rendono perfetto per piatti a base di pesce, come lo spada alla messinese. Se invece stappate una bottiglia invecchiata e strutturata, potete abbinarlo a lasagne e cannelloni al forno, maiale arrosto, spaghetti al ragù e ossibuchi.

 


foto: Rosso foto creata da freepik – it.freepik.com


Questo articolo è stato scritto da

Anche se il mio primo interesse sono stati i cocktails, nel tempo mi sono appassionato alla cultura del vino e della realtà della viticoltura: un argomento che ho potuto approfondire anche grazie al mio lavoro. Un mondo vasto da esplorare quello del vino, e l’Italia ne è uno dei massimi rappresentanti, è infatti uno dei paesi al mondo con più vitigni autoctoni, quindi con una grande varietà di vini che porta con sé cultura, storia e leggende. Sono sempre alla ricerca di realtà vinicole nuove, anche piccole e caratteristiche di cui l’Italia è piena. Quando viaggio mi piace assaporare i prodotti locali degustando un buon vino, senza pregiudizio alcuno. Poiché per me il vino è convivialità, amo raccontare alle persone cosa c’è in un bicchiere di rosso o di bianco, dal vitigno alla mescita, spiegandone i profumi e le qualità, ho piacere che i miei clienti conoscano l’origine di ciò che stanno consumando. Sicuramente questo blog mi dà l’occasione di condividere con un pubblico più ampio questo meraviglioso mondo.


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